
Da oltre due settimane l’anticiclone africano domina gran parte dell’Europa, creando una vera e propria cupola di caldo intenso, e la fase più acuta deve ancora arrivare. L’apice del caldo è previsto tra domenica 28 e lunedì 29 giugno, quando la colonnina di mercurio potrebbe raggiungere i 40°C in diverse zone della Val Padana. Un evento che fino a qualche anno fa sarebbe sembrato impossibile, peggiore perfino del picco di agosto 2003. Dopo oltre dieci giorni consecutivi con valori sopra i 35°C, soprattutto al Nord, il massimo di questo episodio arriverà dalla Francia, dove nel frattempo si farà sentire un po’ di sollievo. Ma ci sono sviluppi importanti in arrivo.
L’anticiclone mollerà la presa e torneranno i temporali
Gradualmente il promontorio subtropicale scivolerà verso est, lasciando l’Italia senza i suoi massimi estremi. Allo stesso tempo, in alta quota arriveranno correnti più fresche che inizieranno a erodere la cupola di alta pressione, aprendo lo spazio a una maggiore instabilità atmosferica.
Non ci aspettiamo scenari catastrofici, ma le condizioni saranno sufficienti per innescare i primi temporali, che potrebbero risultare anche piuttosto violenti. Dopo giorni di cielo immobile l’atmosfera tornerà a muoversi, mostrando ancora una volta caratteristiche tipiche del meteo estremo.
Energia a disposizione delle celle temporalesche
Bisogna tenere alta l’attenzione sui temporali: non è il caso di creare allarmismo, ma gli enti competenti, come la Protezione Civile, potrebbero emettere allerte.
La quantità di energia disponibile sarà elevata, soprattutto al Nord Italia, dove tra domenica e lunedì i valori di CAPE, cioè l’energia potenziale a disposizione dei temporali, raggiungeranno livelli molto alti.
Per la Val Padana centro-occidentale si stima che il CAPE possa arrivare a 3000 o addirittura 4000 J/kg.
In parole semplici: ci sarà molto “carburante” per fenomeni estremi, con rischio di grandinate di grosse dimensioni e, in casi isolati, anche di tornado. È una situazione che richiederà valutazioni accurate.
L’innesco dei temporali arriverà dall’alta quota
In estate succede spesso che la scintilla per i temporali arrivi in quota, dove correnti più fresche da nord-ovest incontreranno il gran caldo e l’umidità accumulata nei bassi strati. Da questo scontro prenderanno forma temporali isolati ma intensi. Il tutto è atteso a partire dalla serata di domenica.
Domenica sera possibile ondata di forti temporali al Nord
La sera di domenica 28 giugno potrebbero svilupparsi diverse celle temporalesche, soprattutto tra Valle d’Aosta, alta Lombardia e Piemonte. Non mancheranno temporali sulla pianura piemontese, in particolare nei pressi di Torino, mentre celle isolate e violente potrebbero formarsi anche intorno a Novara, Vercelli, Asti, Pavia e Milano.
Ci aspettiamo fenomeni localizzati ma potenzialmente molto forti. Nel frattempo continuerà a fare molto caldo: proprio domenica in molte aree padane si toccheranno i 40°C, creando un forte contrasto termico.
Lunedì i temporali si estenderanno verso Centro e Sud
Altri temporali sono previsti per lunedì 29 giugno, e si sposteranno anche su alcune zone interne del Centro-Sud. Oltre a pianure di Lombardia e Piemonte, saranno a rischio anche Liguria, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove tra pomeriggio e sera l’instabilità aumenterà notevolmente. Temporali violenti potranno interessare anche l’Appennino, coinvolgendo regioni come Toscana, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria e le zone interne della Sicilia. Sono segnali iniziali di un cambiamento più ampio.
Grandine, ce ne sarà parecchia associata a questi temporali; non sorprenderà vedere chicchi di grandi dimensioni. Le condizioni permettono la formazione di grandine anche fino a 10 cm di diametro.
Da luglio possibile ingresso dell’Anticiclone delle Azzorre
Le ultime uscite dei modelli GFS ed ECMWF indicano un possibile riallineamento delle correnti atlantiche all’inizio di luglio, con un’espansione dell’Anticiclone delle Azzorre sull’Europa occidentale a partire dal 2 luglio circa.
Questo cambiamento avrebbe due effetti principali: notti più fresche e umidità più bassa, quindi un caldo più sopportabile, e un indebolimento dell’anticiclone africano che ha dominato fino ad ora.
Tuttavia non è il caso di festeggiare la fine dell’ondata di calore: è probabile che l’anticiclone africano torni a farsi sentire, e in luglio si potrebbe comunque rischiare di toccare temperature estreme.
Non assisteremo a uno stop improvviso del caldo, ma a un passaggio verso una fase estiva meno estrema. Le temperature potrebbero rimanere sopra la media, soprattutto al Sud Italia, ma con valori inferiori rispetto ai picchi dell’ondata attuale.
Quando arriverà il calo termico
Il primo sollievo dovrebbe interessare il Nord, dove l’arrivo di correnti più fresche potrebbe far calare i termometri di circa 5-8°C, riportandoli poco sopra le medie stagionali. Con gradualità questo sollievo potrebbe estendersi al resto della Penisola, anche se al Sud la diminuzione sarà probabilmente più modesta.
Il cambiamento però ha un prezzo: sulle fiancate orientali dell’anticiclone potranno insinuarsi correnti fresche e instabili per qualche giorno. Lo scontro tra l’aria in arrivo e quella rovente accumulata è la classica miccia per temporali di forte intensità, e sarà un’altra anomalia da monitorare.
Ulteriori segnali di meteo estremo
Entro luglio le medie climatiche per molte aree costiere indicano precipitazioni medie mensili sotto i 10 mm, quindi in teoria luglio è un mese con poche piogge.
Detto questo, servono ancora conferme perché mancano alcuni giorni e indicare ora i luoghi esatti dei temporali sarebbe azzardato. In linea di massima le aree più esposte saranno quelle con il maggiore contrasto termico, come i settori nord-orientali, parte delle zone adriatiche e alcune aree del Sud.
La situazione resta al limite e potrebbe cambiare sensibilmente. I modelli non sono ancora tutti d’accordo sull’evoluzione, ma la tendenza potrebbe essere verso una serie di temporali pomeridiani sull’Italia orientale, con calore meno estremo e condizioni più vivibili all’aperto. Sull’Italia occidentale invece i termometri potrebbero mantenersi su valori più elevati, specialmente per le massime.
