
L’inverno più autentico sembra finalmente deciso a manifestarsi nel pieno del mese di gennaio. Le più recenti elaborazioni dei principali modelli previsionali delineano un quadro atmosferico molto dinamico, con una vivacità che mancava da tempo sul continente europeo. Le analisi del centro europeo ECMWF e di quello americano GFS convergono su un punto chiave: la lunga fase di stabilità atmosferica è prossima alla conclusione. Resta però aperta la questione dei dettagli, perché la traiettoria delle masse d’aria potrebbe ancora subire variazioni capaci di incidere in modo significativo sugli effetti al suolo in Italia.
L’anticiclone si sposta verso l’Atlantico
Stabilire con assoluta precisione cosa accadrà tra diversi giorni richiede prudenza, dato che in questa fase l’affidabilità dei modelli è soggetta a frequenti oscillazioni. Nonostante ciò, le carte attuali mostrano con una certa chiarezza una spinta dell’anticiclone verso le aree settentrionali dell’oceano Atlantico. Questo tipo di configurazione favorisce spesso discese di aria polare o artica dirette verso il bacino del Mediterraneo. Se tale assetto venisse confermato, l’Italia entrerebbe in una fase di marcata esposizione ai contrasti termici, con il ritorno di condizioni meteo più movimentate dopo un periodo relativamente tranquillo.
Vortice polare e possibili afflussi freddi orientali
Allargando lo sguardo alla scala continentale, l’Europa si appresta a un cambiamento profondo nella circolazione atmosferica. Nel breve termine il flusso atlantico tenterà di scendere di latitudine, ma è soprattutto verso la fine del mese che lo scenario diventa più interessante. Il vortice polare, finora piuttosto compatto nelle sue sedi abituali, mostra segnali di allungamento, come se volesse proiettare la propria influenza verso le medie latitudini. Questo aspetto è determinante per capire se l’Italia verrà coinvolta da una vera ondata di gelo oppure se il nucleo più freddo scivolerà verso i Balcani.
Le mappe termiche alla quota di 850 hPa, circa 1500 metri di altitudine, risultano molto eloquenti. Una vasta massa di aria gelida staziona sui settori orientali del continente. In Germania, Polonia e nei paesi della Scandinavia le temperature subiranno un forte calo, con valori ampiamente sotto lo zero. Sull’Italia l’evoluzione appare più graduale, con una serie di impulsi che prima dell’arrivo del freddo più incisivo richiameranno correnti umide dai quadranti sudoccidentali.
Ciclone mediterraneo e fase perturbata
La prima risposta di questo cambiamento sarà rappresentata dalle precipitazioni. Le piogge coinvolgeranno in particolare il versante tirrenico e le grandi isole come Sardegna e Sicilia. La previsione degli accumuli resta complessa, soprattutto quando si formano minimi di pressione nel mar Tirreno, capaci di persistere per più giorni e scaricare ingenti quantitativi di pioggia in aree ristrette. Secondo i modelli, tra martedì 20 gennaio e venerdì 23 gennaio alcune zone della Spagna e del Mediterraneo occidentale potrebbero registrare accumuli importanti. In Italia l’attenzione si concentra su Centro e Sud, dove il contrasto tra masse d’aria diverse potrebbe favorire temporali anche intensi, alimentati da un mare ancora relativamente caldo.
Piogge diffuse tra Centro Sud e isole
Scendendo nel dettaglio, la situazione si presenta in continua evoluzione. Il modello GFS individua una sorta di corridoio depressionario in prossimità dell’Italia, che agevola l’ingresso delle perturbazioni. Ciò comporterà cieli spesso coperti e fasi di pioggia su molte regioni. In una prima fase il Settentrione potrebbe risultare più riparato, ma successivamente le precipitazioni tenderanno a intensificarsi lungo le coste di Toscana, Lazio e Campania, spinte da correnti umide di libeccio. Un eventuale approfondimento della bassa pressione sul golfo di Genova favorirebbe l’ingresso di aria più fredda dai quadranti nordorientali, con la possibilità di neve a quote più basse. Attenzione anche a Sicilia, Calabria e alla Sardegna orientale, aree che andranno monitorate per condizioni di maltempo significativo.
Neve possibile fino in pianura e collina
Per quanto riguarda le nevicate, gli ultimi aggiornamenti mostrano segnali degni di nota. In situazioni al limite, i modelli tendono spesso a sottostimare l’estensione della neve. Le proiezioni indicano una probabilità crescente di fiocchi a quote collinari tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Con l’arrivo dell’isoterma di 0°C al Nord e successivamente al Centro, insieme all’ingresso di valori di -5°C o -8°C nei bassi strati, la neve potrebbe spingersi oltre le Alpi, interessando anche la Pianura Padana e diverse zone interne.
Alpi e Appennini riceveranno apporti nevosi abbondanti, un aspetto positivo per la stagione turistica. Le pianure di Emilia Romagna, Marche e Abruzzo potrebbero riservare sorprese, grazie alla combinazione tra umidità adriatica e aria fredda continentale. In questo contesto, piccoli spostamenti dell’anticiclone faranno la differenza tra nevicate abbondanti su Bologna o fenomeni di pioggia gelata su Ancona.
Forte variabilità termica e venti intensi
I prossimi dieci giorni saranno caratterizzati da marcati sbalzi termici. Il passaggio dal clima mite al freddo avverrà in modo graduale ma deciso. In una prima fase il Sud potrà raggiungere valori compresi tra 15°C e 18°C, superiori alle medie stagionali, ma si tratterà di una parentesi breve. Successivamente l’afflusso di aria fredda da nordest provocherà un calo anche superiore a 10°C nell’arco di poche ore.
In Francia e Germania il contrasto tra aria oceanica e artica sarà particolarmente acceso, mentre sull’Italia soffieranno venti di tramontana e maestrale. Il freddo percepito risulterà accentuato dall’effetto wind chill. Nei primi giorni di febbraio l’alta pressione resterà defilata sull’oceano Atlantico, lasciando l’Europa esposta a correnti fredde. Questo scenario favorirà un periodo prolungato con temperature inferiori alla media e gelate notturne diffuse soprattutto nelle vallate del Centro e del Nord.
