
Ottobre si avvia alla conclusione con un Emisfero Nord ancora caratterizzato da temperature elevate, in linea con quanto osservato durante la scorsa estate e nella maggior parte dell'autunno. I primi segnali di un raffreddamento più deciso si sono manifestati soprattutto in Siberia, nell'Asia orientale e, in misura più contenuta, nella parte più orientale del Canada.
L'attenzione dei meteorologi si concentra adesso sulla Stratosfera, a un'altitudine compresa tra 30 e 50 chilometri. È qui che si sviluppa il Vortice Polare, una vasta circolazione di aria molto fredda che durante l'inverno ruota intorno al Polo Nord. Secondo le ultime elaborazioni dei modelli matematici, questa struttura potrebbe essere vicina a una fase di forte instabilità.
Un possibile disturbo del Vortice Polare eccezionalmente precoce
Nell'ultimo aggiornamento, Judah Cohen, responsabile delle previsioni stagionali di AER, segnala la possibilità che il Vortice Polare venga disturbato già all'inizio di Novembre. Un'eventualità particolarmente rilevante, perché un fenomeno di questa portata sarebbe insolito così presto nella stagione. La Stratosfera sopra il Polo Nord potrebbe infatti riscaldarsi rapidamente, dando origine a un riscaldamento stratosferico improvviso, conosciuto anche con il termine Stratwarming. Se le previsioni venissero confermate, potremmo trovarci di fronte a uno degli episodi più precoci mai osservati.
Un riscaldamento di questo tipo può modificare in maniera significativa il Vortice Polare, riducendone la forza e alterandone la forma. In alcuni casi la struttura può deformarsi notevolmente oppure dividersi in due nuclei distinti, un fenomeno chiamato Split.
Quando il Vortice Polare perde forza o si divide, le masse d'aria gelida possono abbandonare le regioni artiche e spingersi verso latitudini più basse. Gli effetti sulle condizioni meteorologiche al suolo, tuttavia, non si manifestano subito. In genere occorrono alcune settimane prima che le conseguenze diventino evidenti. Se lo Stratwarming dovesse effettivamente verificarsi, i primi possibili effetti potrebbero arrivare tra la fine di Novembre e Dicembre, interessando l'Europa, l'Asia orientale oppure gli Stati Uniti orientali. È meno frequente che tutte queste aree vengano coinvolte contemporaneamente. Per questo motivo, anche in presenza di un evento stratosferico importante, non è possibile affermare con certezza che sarà proprio l'Europa a ricevere le irruzioni fredde più significative.
Tra gli elementi che potrebbero favorire questa evoluzione c'è la presenza di un anticiclone particolarmente robusto e persistente tra gli Urali e la Scandinavia. Questa configurazione è associata anche alle abbondanti nevicate che hanno interessato la Siberia e alla ridotta estensione del ghiaccio marino nei Mari di Barents e Kara, a nord della Russia, nella regione dell'Artico russo. Secondo Cohen, la scarsità di ghiaccio marino in quest'area può contribuire a mantenere più debole il Vortice Polare durante l'Inverno. Un fattore che merita attenzione anche in prospettiva climatica, per capire come potrebbero evolvere le prossime stagioni fredde.
Le previsioni per l'Europa nei prossimi quindici giorni
Questa settimana, dal 27 al 31 Ottobre. L'alta pressione continuerà a interessare buona parte dell'Europa, mantenendo le temperature generalmente in linea con le medie stagionali o localmente superiori. Il tempo si manterrà relativamente mite anche nel Regno Unito. Una situazione differente riguarderà il Sud Est europeo, dove tra Balcani e Turchia i valori termici saranno vicini alle medie oppure leggermente inferiori.
La prossima settimana, dall'1 al 5 Novembre. L'anticiclone tenderà a spostarsi verso l'area compresa tra il Regno Unito e la Scandinavia, lasciando spazio a una circolazione di bassa pressione sull'Europa sud orientale. Le temperature resteranno abbastanza miti in molte zone del continente, mentre si profila un calo più marcato nel Mediterraneo centro orientale, con l'Italia tra le aree potenzialmente interessate. Valori inferiori alla media potrebbero raggiungere anche parte dell'Europa centrale.
Dal 6 al 10 Novembre. La persistenza dell'alta pressione sulla Scandinavia potrebbe favorire l'arrivo di correnti più fresche, localmente fredde, verso gran parte dell'Europa centrale e meridionale. Le temperature sono attese sotto la media in numerose regioni europee, mentre la Penisola Iberica e la Scandinavia dovrebbero rappresentare le principali eccezioni. Tra gli effetti previsti figurano anche possibili nevicate sulle Alpi, compreso l'arco alpino del Nord Italia, e in alcune zone della Norvegia.
Contemporaneamente, sulla Siberia si prepara una fase di freddo particolarmente precoce e intenso. In alcune aree le temperature potrebbero scendere fino a 30°C al di sotto dei valori medi del periodo. Sul Nord America, invece, dovrebbe prevalere una situazione più mite, almeno nella maggior parte del territorio.
Il super El Niño e il confronto con l'inverno del 2009
Nel Pacifico è in corso un episodio di El Niño particolarmente intenso, che potrebbe arrivare a stabilire un nuovo record. In passato, eventi di questa portata sono stati spesso associati a inverni relativamente miti negli Stati Uniti orientali. Cohen, tuttavia, invita a non considerare questo andamento come una certezza per la stagione che sta per iniziare.
Per comprendere meglio la situazione attuale, il climatologo richiama quanto accaduto nell'Ottobre 2009. In quell'anno la copertura nevosa in Siberia aumentò in maniera eccezionale, mentre era in corso un forte episodio di El Niño. Nel mese di Novembre si verificò inoltre un riscaldamento stratosferico molto precoce. La configurazione atmosferica osservata allora presenta notevoli somiglianze con quella che i modelli prospettano per Novembre 2026.
All'epoca, le aspettative di un inverno mite erano diffuse, ma la stagione 2009/2010 si rivelò invece fredda e nevosa sia in Europa sia negli Stati Uniti orientali. Per questo motivo, secondo Cohen, il 2009 rappresenta uno dei riferimenti più interessanti per interpretare gli scenari dell'inverno in arrivo.
Il confronto con il passato, però, non offre garanzie assolute. Lo stesso climatologo sottolinea che, dopo il 2010, il legame tra abbondanti nevicate in Siberia, indebolimento del Vortice Polare e successivo inverno freddo sembra essere diventato meno affidabile. Negli ultimi anni, infatti, diversi episodi di riscaldamento stratosferico sono stati seguiti da inverni relativamente miti, soprattutto negli Stati Uniti orientali.
Anche durante lo scorso inverno si era atteso con interesse un fenomeno simile, ma le sue conseguenze sono risultate limitate nel tempo e l'Europa è rimasta nel complesso piuttosto mite. Va comunque ricordata la fase di gelo intenso che ha interessato la Scandinavia, la Germania, la Polonia e i Paesi Baltici, con la formazione di ghiaccio marino arrivata fino alle coste tedesche.
Cohen riconosce che, al momento, non è possibile stabilire quale di questi segnali avrà maggiore influenza sulla prossima stagione invernale. Le indicazioni disponibili sono ancora contrastanti e non consentono di formulare conclusioni definitive. Una valutazione più completa dovrebbe arrivare nelle prossime settimane, quando il climatologo pubblicherà la sua previsione invernale aggiornata.
Che cosa indicano i modelli matematici per Novembre
Le simulazioni del modello stagionale americano CFS, che Cohen considera comunque con una certa cautela, delineano per Novembre un'Europa occidentale e settentrionale più mite, contrapposta a un'Europa centrale e orientale caratterizzata da temperature inferiori. Si tratta di una distribuzione termica compatibile con la possibile presenza di un Vortice Polare indebolito.
Lo stesso Cohen ritiene che questo scenario possa concretizzarsi, ma sospetta che il modello americano possa anticipare eccessivamente i tempi dell'evoluzione atmosferica. Per quanto riguarda il possibile riscaldamento stratosferico, invece, attribuisce maggiore credibilità alle indicazioni del modello europeo ECMWF rispetto a quelle del modello americano GFS.
Il quadro complessivo resta quindi aperto a diverse possibilità. L'eventuale indebolimento del Vortice Polare potrebbe favorire importanti cambiamenti nella circolazione atmosferica, ma sarà necessario attendere ulteriori aggiornamenti per capire se e in quale misura queste dinamiche si rifletteranno sul tempo europeo. Al momento, le prospettive per l'Inverno non permettono ancora di individuare con sicurezza un andamento prevalente.
