Meteo in peggioramento: freddo artico sul Centro-Sud, calo termico e neve in discesa

Giulio Valenti

Giulio Valenti Categoria: Previsioni - Pubblicato il 07-01-2026

Meteo prossimi giorni: irruzione di freddo artico verso il Centro-Sud, temperature in ulteriore calo

 

Italia sotto neve e freddo: l’aria continentale entra nel vivo e modifica l’assetto invernale

La neve è finalmente una realtà concreta. Le previsioni trovano conferma e i fiocchi stanno imbiancando in modo deciso Emilia-Romagna e Romagna, restituendo immagini da pieno inverno. In queste ore le precipitazioni avanzano verso l’Adriatico, spingendosi fino a quote molto basse anche in Toscana e Umbria, dove l’aria è diventata più tagliente e l’ambiente assume contorni ovattati. Procedendo verso il Sud, la quota neve risulta temporaneamente più elevata, ma si tratta di una fase passeggera inserita in un contesto più articolato.

Il quadro meteorologico resta estremamente dinamico. Ulteriore aria fredda è in discesa dai settori settentrionali del continente e raggiungerà la penisola nel corso dei prossimi giorni, con effetti più marcati in prossimità del fine settimana.

 

Adriatico esposto al freddo più incisivo

Si fa concreto il rischio di nuove e più diffuse nevicate lungo le aree adriatiche, favorite da venti sostenuti provenienti da nord-est. Durante il loro percorso queste correnti attraversano il Mar Adriatico, caricandosi di umidità e favorendo lo sviluppo di nubi compatte capaci di produrre precipitazioni nevose una volta giunte sulla terraferma.

Con l’ulteriore diminuzione delle temperature, la neve potrebbe spingersi progressivamente verso latitudini più meridionali. In un primo momento le zone più esposte restano le coste romagnole e marchigiane, ma non si può escludere un coinvolgimento anche della Puglia. Una massa d’aria molto fredda interesserà gran parte del versante orientale dell’Italia e il Nord, mentre sulle regioni settentrionali la dinamica seguirà un’evoluzione in parte differente.

È ormai evidente come le regioni adriatiche siano al centro di un afflusso gelido alimentato da una circolazione depressionaria presente sui Balcani, con la possibile formazione di un minimo secondario proprio sull’Adriatico. Gli ultimi aggiornamenti del modello ECMWF confermano questa tendenza, pur lasciando aperti diversi margini di incertezza per gli sviluppi successivi.

I principali modelli previsionali mostrano infatti soluzioni divergenti. Alcuni scenari indicano un ulteriore rafforzamento del freddo, altri una breve fase più temperata. In ogni caso, nelle conche alpine e in Pianura Padana l’aria fredda continuerà a ristagnare, complice il frequente instaurarsi di inversioni termiche.

 

Inversioni termiche e possibili nevicate in pianura

La prima fase sarà caratterizzata da instabilità, ma potrebbe evolvere con l’arrivo di una perturbazione occidentale meglio strutturata. In tale contesto, la neve avrebbe la possibilità di cadere in modo consistente sulla Pianura Padana occidentale. Località come Torino e Milano potrebbero vedere accumuli al suolo, con possibili coinvolgimenti anche per Genova e Savona.

Al momento resta una configurazione meteo ancora da definire. Mancano certezze definitive sulla traiettoria e sull’intensità di questa fase perturbata atlantica. Ciò che appare evidente è la presenza di un inverno reale, fatto di freddo e continui scambi d’aria, pur senza raggiungere le caratteristiche di un evento siberiano.

L’attuale fase fredda trae origine dall’Artico russo e si è ulteriormente rafforzata durante il passaggio sulle terre europee. Non è direttamente collegata al previsto riscaldamento stratosferico, i cui effetti eventuali si manifesterebbero più avanti. La configurazione sinottica risulta comunque favorevole a nuove nevicate sul territorio nazionale, nonostante l’impatto crescente del Riscaldamento Globale.

Negli ultimi dieci anni, e in particolare nel recente quinquennio, si è assistito spesso a periodi anticiclonici persistenti e a fioriture anticipate nel cuore di Gennaio. Un assetto climatico anomalo che ha contribuito a innalzare la temperatura media in Italia di circa 2°C al Nord, evidenziando una sempre maggiore vulnerabilità climatica.

 

Influenza di La Niña e temperature anomale al Polo Nord

Le proiezioni stagionali per i prossimi mesi devono considerare il possibile ruolo di El Niño, spesso associato a stagioni più miti, mentre La Niña risulta in genere più favorevole a inverni freddi. Attualmente l’Italia è interessata da aria fredda moderata, del tutto coerente con il cuore della stagione invernale.

Già alla fine di Settembre si erano osservati assetti simili, con aree di bassa pressione capaci di richiamare aria dalla Russia. Il vero elemento critico resta però legato agli eventi estremi. Un eventuale riscaldamento della stratosfera in grado di spingere aria siberiana verso l’Europa potrebbe determinare valori fino a -15°C nelle periferie di Milano e persino -20°C nelle pianure di Piemonte ed Emilia Romagna.

Resta storico il riferimento a Gennaio 1985, quando in Toscana si registrarono temperature inferiori a -20°C. Oggi si parla sempre più spesso di Amplificazione Artica, un processo che facilita la discesa di aria gelida verso sud mentre al Polo Nord si osservano valori insolitamente elevati. In questi giorni, nelle zone della notte polare, le temperature potrebbero superare i 3°C.

Questi intensi scambi di masse d’aria stanno producendo forti contrasti termici già evidenti negli Stati Uniti e in Nord America, con gelate improvvise persino in Florida. L’Europa, grazie alla sua posizione geografica, riesce in parte a mitigare tali eccessi, ma il freddo destinato a consolidarsi su Scandinavia e Russia europea appare difficile da rimuovere nel breve periodo.

 

Modelli incerti e Mediterraneo carico di energia

Questa imponente massa d’aria fredda viene monitorata attentamente da ricercatori in Canada e negli Stati Uniti per comprendere meglio l’evoluzione dell’inverno. Anche noi seguiamo con continuità queste analisi, con l’obiettivo di fornire informazioni affidabili e lontane da eccessi mediatici.

L’affidabilità dei modelli diminuisce sensibilmente oltre le 72 ore, limite oltre il quale ogni previsione va interpretata con cautela. Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dal Mediterraneo, ancora insolitamente caldo. Il calore accumulato alimenta grandi quantità di energia atmosferica, come dimostrato dai recenti nubifragi nel Lazio con oltre 100 millimetri di pioggia caduti in una sola giornata.

Serve quindi prudenza, ma un dato appare ormai evidente: l’inverno sembra intenzionato a mostrarsi nella sua veste più autentica.

 

Credit: articolo redatto su base scientifica utilizzando dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON e ARPEGE.

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